La stagione di “Malipiero Concerti” prende il via domenica 12 aprile, in un pomeriggio in cui la primavera appare un po' bizzosa. L’imponente scenario che si presenta dalla Chiesta di S.Pietro a Fonte Alto mostra generosamente i colori variopinti di stagione a dispetto di una giornata piuttosto tetra in cui la musica riporta la luminosità di aprile. L’ Asolo Chamber Orchestra, formata da musicisti di spessore come Carlo Lazari, Francesco Comisso, Enzo Ligresti e Glauco Bertagnin ai violini, Silvestro Favero e Mario Paladin alle viole, Gianantonio Viero e Giuseppe Barutti ai violoncelli e Patrizia Pedron al contrabbasso, magistralmente diretta da Valter Favero, intesse un percorso musicale vario ed interessante. Solista al pianoforte Andrea Turini, rinomato per le sue interpretazioni raffinate ed autorevoli della musica di Bach, questa volta impegnato nel Concerto n° 27 K 595 di Mozart. L’ultimo Concerto scritto per pianoforte dal Salisburghese ha delle caratteristiche molto particolari, riuscendo ad unire la solarità quasi operistica con cui l’orchestra introduce nel vivo della narrazione ad un senso di attesa a tratti nostalgica. Il pianoforte di Andrea Turini immediatamente dialoga con l’orchestra attraverso una sonorità delicata e cristallina in cui si riescono a percepire tutte le linee musicali in modo distinto. E’ un Mozart in cui la bellezza e la rotondità del suono riesce a non celare, fin dalle prime esposizioni tematiche, quell’aura profonda e adombrata da presagi misteriosi. La scelta che privilegia una tensione di dialogo cameristica mette bene in evidenza non solo il ruolo narrativo del pianoforte ma anche l’intento quasi fiabesco che assume l’orchestra con interventi ora brillanti ora più diluiti. Il colore di questo Mozart riesce ad incastonare sia i germogli di una freschezza primaverile sia la tensione musicale con incursioni nel modo minore che tratteggiano momenti intensi e sembrano rievocare il Concerto K 466. La poetica gentile predomina ogni volta che l’esposizione tematica ritorna, ed è dipinta dal pianista Turini con una raffinatezza che anche nei momenti in cui Mozart lascia spazio alla sensibilità dell’interprete, per poter trasmettere ciò che non è scritto,  sostanzia il bello di un’interpretazione viva. La cadenza del primo movimento è già proiettata verso quel mondo di cui Beethoven sarà l’indiscusso poeta visionario. Come non pensare al mistero che avvolge i trilli leggeri ed ispirati al liberarsi dalla materia così vicini alla Sonata Op 109 del Maestro di Bohnn? Il Secondo movimento è magico nel suo incipit, delicato e giocato su impalpabili contrasti di colore. La narrazione vera e propria è quella che Turini lascia trasparire nel canto delicato e presente del tema, l’orchestra di Valter Favero crea delle ombre e dei giochi di luce che trasportano in modo cullante verso l’apollineo, ed il pianoforte lascia spazio alla bellezza. La scelta interpretativa delle ornamentazioni è stilisticamente perfetta e carica non solo di originalità ma in grado di sottolineare ogni sfumatura di un linguaggio semplice e complesso allo stesso tempo. Molti interpreti sottovalutano la necessità di abbandonarsi ad un canto che sia ispirato ma misurato al tempo stesso, togliendo una delle caratteristiche più interessanti sia dal punto di vista pianistico che musicale. Turini regala un Mozart aristocratico nei colori e giocoso nel terzo movimento dialogando vivacemente con l’orchestra pronta ad animarsi con enfasi. Anche nell’ultimo tempo le incursioni nel modo minore sono significative nella profondità degli abissi che presentano. Vivacità e brillantezza rendono frizzante la parte pianistica, cristallina e mai scontata nella varietà di intenti. Un Mozart coinvolgente e ricco di tensione musicale fino all’ultima nota in cui nessun elemento viene trascurato a favore di un’immagine ancora più caleidoscopica del genio salisburghese, fino alla cadenza finale che unisce espressività e virtuosismo senza prevaricazioni. Entusiastica risposta del pubblico che gremisce la Chiesa di S.Pietro al quale il pianista Andrea Turini regala un bis dedicato a Bach con l’Aria dalle Variazioni Goldberg BWV 988, incantando con una lettura capace di diventare quasi la narrazione di un sogno. La delicatezza presente in ogni fraseggio è unita ad una capacità creativa originale nel ritornello che assume così un nuovo riflesso. La suggestione continua nell’interpretazione dell’Adagio dal Secondo movimento del Quartetto Op 11 di Barber da parte dell’Asolo Chamber. Sonorità impalpabili che sembrano animarsi dal nulla creano immagini, danno voce a pensieri lontani in cui gli strumenti si alternano tra lunghissime linee, mentre il tema si dipana con lentezza lasciando racchiuso ogni frammento di speranza nell’accorato canto del violoncello. Saper tenere viva la tensione musicale rimane il presupposto fondamentale nell’affrontare queste pagine con la giusta espressività, calandosi nel contesto. Respighi di “Antiche danze ed Arie per liuto, terza Suite” diventa in un programma di questo tipo una punta di diamante per raffinatezza ed eleganza sia interpretativa che di scrittura. La semplice melodia con cui si apre la prima Aria “Italiana” contiene i germogli di un percorso che sa evidenziare la cura del bel suono e dei fraseggi come fondamentale elemento su cui riesce a convincere l’Asolo Chamber Orchestra. L’elemento di grazia che accompagna questa danza dall’andamento circolare apre la via al momento più introspettivo con il solo della viola che caratterizza “Arie di corte”. Si respira davvero la solennità che alberga in antichi castelli con spazi interminabili in cui non tardano a mostrarsi danze coinvolgenti che danno voce all’intera orchestra, intessendo abilmente un aggraziato alternarsi di melodie. La Siciliana, con il suo andamento cullante, trasforma la solennità in semplice tenerezza, e anche i momenti in cui la presenza ritmica si affievolisce a favore della cantabilità sono avvolti in una magia tutta particolare. La Passacaglia finale è carica di sonorità piene ed avvolge in una tensione misteriosa per il contrasto tra la nettezza della cantabilità ed i frammenti tematici che balenano veloci tra le parti interne. Il suo incipit è già immersione totale in quel tema che il violoncello canta in modo incisivo. Con solennità l’Asolo Chamber Orchestra riesce a delineare la chiarezza del fugato facendo percepire la grandiosità nell’eleganza formale.

Acclamato il bis con solisti Enzo Ligresti al violino e Giuseppe Barutti al violoncello in una trascrizione della Passacaglia di Haendel realizzata da Halvorsen, e arrangiata con l’orchestra dallo stesso Ligresti. I due interpreti riescono a catturare gli ascoltatori con un virtuosismo al servizio della massima espressione, ogni sezione del brano diventa un dipinto dalla poetica differente sia per padronanza tecnica che per vis artistica. Il dialogo tra i due solisti è variegato, ricco di una fantasia interpretativa capace di evidenziare tutte le caratteristiche del brano ed avere la capacità di emozionare attraverso sonorità calde e pastose che contrastano con momenti di delicata poesia sottolineata dai tutti orchestrali.

Pubblico entusiasta per un incipit di stagione davvero notevole.

Vincenza Caserta