Il 3 maggio si ricorda un nome indissolubilmente legato ad una città per via di un’invenzione che ha rivoluzionato la storia della musica. Le nuove possibilità espressive nascono a Padova, dall’ingegno di Bartolomeo Cristofori, il padre del pianoforte, che non era forse consapevole di quanto sarebbe cambiato il linguaggio musicale grazie a lui. Ecco il suo strumento affermarsi come nuovo mezzo espressivo trovando tra i compositori Romantici definitiva consacrazione. Oggi, nel terzo millennio, apprezziamo questa “rivoluzione copernicana” in musica, l’idea di far risuonare le note dei pianoforti dislocati per tutta Padova rende vivo un progetto interessante ed articolato in più tappe con anticipazioni che svelato alcuni particolari riguardo il prossimo settembre. Quale migliore modo per celebrare il Cristofori Day se non un Concerto nel suggestivo Palazzo della Ragione con un’artista giovane e talentuosa come Leonora Armellini. Il progetto proposto dalla pianista è interessante ed articolato presentando in diverse tappe tutto il percorso artistico di Chopin, il compositore che meglio si identifica con il pianoforte. Questo concerto fa parte di un disegno più ampio: il Festival Pianistico Internazionale, che, giunto alla nona edizione, si svolgerà a Padova dal 17 al 28 settembre prossimi. Leonora Armellini è una giovane pianista ormai consolidata nel Parnaso dei talenti di nuova generazione, si conferma interprete chopiniana capace di dimostrare grande personalità artistica e spunti molto interessanti che riescono a dare pienamente voce ai molteplici aspetti dell’autore. Il compositore polacco, tra i più amati dai pianisti, viene proposto attraverso una chiave di lettura che evidenzia i tratti coesistenti all’interno di un linguaggio tanto vario ed articolato. Nelle pagine più “salottiere” rappresentate dai Valzer, la Armellini evoca e fa vivere quei paesaggi che risuonano con costanza nell’animo di Chopin. Il fraseggio è raffinato, immerso in una naturalezza che emoziona e riesce a far emergere gli aspetti più belli, quelli carichi di umanità. In pagine giovanili come il Valzer in mi maggiore o quello in la minore (ritrovato nel 2024 ed in prima esecuzione italiana) si percepisce un senso di nostalgia come se già fosse vivo il distacco dalla Polonia. Leonora Armellini dà vita ad uno Chopin intenso, ricco di un pathos crescente, inserendo tra la leggerezza di un pianismo misurato la saggezza, il desiderio di libertà che è sempre presente in questo compositore. La parte dedicata ai Valzer è varia, capace di affascinare per il filo interpretativo sempre coerente che lega questi brani. L’ascoltatore percepisce in ciascuno di essi non solo la delicata filigrana del pianismo più raffinato ma un nascosto senso epico del tempo ternario. I due Valzer Op 69 ad esempio non hanno nulla di scontato, diventano scenario di un’idea poetica espressa attraverso la danza, sembrerebbero quasi pagine estrapolate da un diario, delicatamente eloquente, con le stesse sospensioni narrative di un racconto. Nelle Polacche entra in gioco la fierezza vista sotto diversi aspetti: in quelle dell’Opera postuma in sol minore , la bemolle maggiore e si bemolle maggiore Op 71 n 2 si può percepire l’idea del canto, pieno e non privo di docili momenti di abbandono in antitesi con la fierezza epica che le contraddistingue. Il pianismo più brillante è quello in cui anche le proporzioni di carattere più monumentale dei brani permettono alla giovane interprete di diventare narratrice, ecco che quindi lo Scherzo Op 20 nei suoi accordi pieni e vigorosi risuona come un urlo: pare di vedere la disperazione provocata dalla caduta di Varsavia, e la ninna nanna della parte centrale assume le sembianze non solo di cullante poesia ma di intensa cantabilità. Nella Polacca in fa diesis minore Op 44 la Armellini non è solo virtuosisticamente impeccabile ma riesce a rendere colori vivaci, crea atmosfere soffuse che riecheggeranno anche nello Scherzo n 4 Op 54. La maturità del compositore rende il suo modo di scrivere più complesso, lo avvicina talvolta ad una poetica che è quasi di stampo schumanniano mantenendo una freschezza che nell’interpretazione della pianista trasforma l’abilità tecnica in sussulti. Il carattere rassicurante con cui laArmellini pare raccontare questa storia è intensamente fiabesco, così come il malinconico Trio in cui la bellezza del suono, rotondo e preciso, si anima di lirismo. Pubblico entusiasta chiede all’unanimità un bis. Questa volta Mozart della celebre Marcia Turca dalla Sonata K331 per pianoforte, brillante e festoso. Atteso a settembre il nuovo appuntamento Chopiniano della giovane interprete.
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