Il Concerto di Pasqua dei Solisti Veneti diretti da Giuliano Carella si svolge in una suggestiva ed imponente location, questa volta Rovigo, al monumentale Tempio della Beata Vergine del Soccorso, conosciuta come “la Rotonda”per la pianta ottagonale regolare. Se la grande piazza su cui sovrasta l’imponente struttura assume un carattere quasi severo, il Tempio al suo interno racchiude dei momenti biblici che, come una carrellata, afferrano con prepotente forza i visitatori nel vivo delle scene narrate. La forza espressiva dei dipinti, risalenti al periodo Barocco, diventa vivente ed immerge  nel clima musicale scelto per la serata.  L’apertura è affidata ad Haendel con il Concerto grosso in si minore Op 6 n 12 per archi e basso continuo: un incipit dal procedere cadenzato e solenne precede un Allegro coinvolgente in cui i Solisti Veneti sfoderano immediatamente una gamma sonora non solo ricca di sfumature ma carica di una vis emotiva in cui il colore diventa tutt’uno con la scrittura musicale e le progressioni si arricchiscono di efficace impatto. Le scelte interpretative dei Solisti di Carella dimostrano grande personalità nei tempi veloci in cui non manca chiarezza di fraseggi e contrasti d’effetto. I tempi Lenti come il Larghetto e piano sono un esempio di come il divenire musicale possa essere sorretto da una stessa idea, nascosta, quasi temesse di essere rivelata con troppa fretta per non sfuggire e lasciare il tempo agli ascoltatori di assaporarne l’essenza, nella sua semplicità e bellezza. Apprezzabile la tensione musicale che incontra gli aspetti della variazione con grazia mostrando elementi sempre nuovi. “Erbarme dich, mein Gott” dalla Mathtahaus- Passion BWV 244 per mezzosoprano, violino obbligato, archi e basso continuo vede come interprete il mezzosoprano Lilly Jørstad, che cattura per la vocalità densa e convincente. Questa pagina è particolarmente ricca di tutto il pathos della musica di Bach ed il ruolo assunto dal primo violino Degani, accanto alla vocalità importante della Jørstad, crea un’atmosfera suggestiva che ricorda quella della Sonata per violino e cembalo BWV 1017 dello stesso Bach. Il “Salve Regina” di Porpora rappresenta un altro momento particolarmente intenso in cui tutto è immerso in un clima di sommessa preghiera alternata ad un piglio vivace e coinvolgente su cui il mezzosoprano riesce ad evidenziare le caratteristiche di morbida duttilità della sua vocalità. Il Concerto in re maggiore RV 564 di Vivaldi per due violini, due violoncelli, archi e basso continuo rappresenta un momento di altissima musicalità, i Solisti Veneti dimostrano pienamente non solo la perfetta padronanza con il linguaggio vivaldiano ma una visione globale di suono e di carattere. L’energica interpretazione dei solisti Lucio Degani e Glauco Bertagnin ai violini e Giuseppe Barutti e Gianantonio Viero ai violoncelli distingue questa esecuzione in cui i piani sonori sono dosati con una maestria che riesce a mettere in luce la bellezza di tutte le caratteristiche sfumature di colore proposte da Vivaldi. La perfetta coesione tra i quattro solisti ed il gruppo orchestrale è un perfetto esempio di come virtuosismo e colore si possano fondere senza sovrastarsi per creare magia. Il Largo è un dialogo perfetto tra i solisti, composto da frammenti eloquenti e brillanti in cui non manca l’espressività massima, ancora una volta il gruppo dei Solisti Veneti dimostra, oltre ad una compagine orchestrale di alto livello, una fusione perfetta tra le parti. Sorprendente il carattere frizzante con cui l’Allegro conclusivo regala ancora diverse suggestioni sonore, giocate su un’alternanza perfetta tra il gruppo dei quattro solisti con i momenti dei Tutti. “Vedrò con mio diletto” da “Giustino” RV 717 rappresenta un altro momento di intensità vocale in cui il mezzosoprano riesce a sottolineare con pienezza le varie sezioni della partitura musicale, così come in “Agitata da due venti” da “Griselda” RV 718 con diverso piglio riesce a padroneggiare i virtuosismi di agilità che rappresentano il massimo vertice con cui Vivaldi sfida le abilità vocali. Bis acclamati tra cui il Terremoto dalle “Sette parole di Cristo sulla croce” di Haydn che con potenza sonora riesce a descrivere lo sconvolgimento della natura. Pubblico entusiasta con applausi scroscianti.

 

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