Con il consueto “Concerto di Primavera” i Solisti Veneti diretti da Giuliano Carella omaggiano la città di Padova attraverso il palcoscenico dello storico Auditorium Pollini e dedicano uno spazio speciale alle donne impegnate nell’attività musicale. Ad esibirsi il 20 marzo assieme all’orchestra una giovane violinista: Jingzhi Zhang, secondo premio (primo non assegnato) al prestigioso Concorso Paganini. Il programma scelto è vario ed articolato, alterna momenti in cui l’orchestra presenta pagine che, partendo dal Barocco Vivaldiano di “Dorilla in Tempe” RV 709, arrivano fino ad uno speciale spazio dedicato ad Ottorino Respighi con la Teza Suite per archi per celebrare il novantesimo anniversario della morte del compositore. La giovane interprete Zhang si cimenta con il Concerto in do maggiore Op 3 n 6 in onore alla compositrice Maddalena Lombardini Sirmen, e con il celeberrimo Concerto in mi minore D56 di Tartini. La Sinfonia dalla “Dorilla in Tempe” RV 709 è presentazione di un Vivaldi che si sostanzia di dinamismo e fa immergere pienamente nella dimensione del Barocco più coloristica e coinvolgente. Interessanti le sfumature che permettono ad una vena malinconica di fare capolino, quasi fosse un’ombra appena accennata. Gradita sorpresa la “reminiscenza” dalla Primavera del Prete Rosso a scandire con poesia l’esordio vivaldiano. La composizione di Maddalena Lombardini Sirmen è capace di unire il procedere marziale e pieno dell’orchestra al canto festoso con cui la solista Jingzhi Zhang si presenta al pubblico patavino. Le sonorità brillanti e precise della solista sono evidenziate attraverso i dialoghi con l’orchestra di Carella, in alcuni momenti la solista si abbandona a fraseggi più delicati con una poetica un po' nascosta in cui avrebbe potuto permettersi di osare con più creatività contando sul sicuro dato di un tecnicismo minuzioso. L’aspetto musicale di questa giovane interprete emerge in modo più chiaro nella cadenza dove osa con maggiore scioltezza senza mai abbandonare un controllo strumentale convinto. Il secondo movimento del Concerto è regolato da una poetica delicata coadiuvata da un’orchestra cullante ed aggraziata nell’introdurre un nuovo tipo di musicalità. La solista in questo momento riesce ad esprimere non solo la componente emotiva dell’opera ma un quadro sonoro più sciolto nella delicatezza, lasciando spazio a momenti di tenerezza nell’evocazione di sospensione temporale. Il Rondò finale sottolinea graziosa ilarità in cui i Solisti di Carella si muovono con scelte brillanti che animano attraverso uno sprint più deciso la parte solistica. Il tema che alla prima esposizione è animato da un’orchestra vigile e presente è ripercorso dalla solista con semplicità lasciando trasparire dettagli che pur nella loro diversità coesistono con un senso di rassicurante circolarità. L’adagio e Fuga k 546 di Mozart è una composizione in cui si percepisce un’ombra tetra, è diversa dal consueto modo di scrivere del Salisburghese ispirato all’apollineo, richiama invece tormenti quasi di stampo dantesco. I Solisti Veneti disegnano con precisione un quadro dall’atmosfera particolare e sottolineano tutti quegli aspetti misteriosi che possono risultare indecifrabili di quelle ombre che si erano presentate nell’ultima parte di vita di Mozart. Gli spunti in modo maggiore diventano un’anticipazione per certi versi del Requiem per l’intensità mistica che balena improvvisamente. La Fuga è, come da tradizione che si rispetti, un gioco musicale che si sostanzia di incastri contrappuntistici resi magici dalla ricercatezza sonora dell’orchestra in cui ogni frammento è presente senza prevaricare. Il Concerto di Tartini mostra una vena più lirica della giovane interprete Jinghi Zhang, tutto è riportato ad una dimensione meno rigida in cui forse la violinista avrebbe potuto scegliere spunti più fantasiosi nelle sezioni cantabili rendendo con grande efficacia tutti gli elementi virtuosistici che invece ha sottolineato con sicurezza e precisione. L’Adagio permette nuova libertà espressiva e sonorità più calde e sussurrate che ben si adattano ai famosi versi “Bagna le piume in Lete o placido” mentre nel successivo Allegro finale la trascinante energia dell’orchestra è un galoppante succedersi di immagini su cui la solista si abbandona ad un virtuosismo deciso. Il bis è dedicato a Paganini del Capriccio n 1, estremamente preciso nell’esecuzione. Finale con Respighi, immensa l’interpretazione dei Solisti Veneti in queste pagine, capaci di creare quadri sempre diversi ma accomunati da quella raffinatezza nelle scelte musicali che richiama un senso di antica memoria. La Suite è un magnifico esempio di musica a programma per certi versi, intesa come arte non fine a sè stessa ma legata ad immagini, sospensioni che oltrepassano il suono per abbracciarsi in un intreccio preciso. I colori strumentali sono assolutamente perfetti, a partire dal cantabile che ricorda l’intonare dei menestrelli con cui le viole espongono la maestosità del tema. E’ un Respighi che attraversando momenti di malinconico abbandono non teme di mostrare anche gli aspetti più epici e di sostanza sonora nei tutti con meravigliosa esplosione di suono.Applausi scroscianti per i Solisti ed un acclamato bis mozartiano con il primo movimento della Eine Kleine nachtmusik.

Vincenza Caserta

 

 

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