Il Vivaldi più creativo si colora di particolare magia in certi luoghi che sembrano raccontare una storia. La raffinata architettura di Villa Panza a Varese ben si presta alla narrazione musicale e, se l’estate sembra aver ceduto il passo alla stagione piovosa, non mancano le sorprese riservate dai colori della natura. Il meraviglioso scorcio esterno destinato a scenario del concerto dei Solisti Veneti diretti dal Maestro Giuliano Carella si illumina per qualche minuto di tinte calde e fiabesche, quasi volesse fare da ouverture al Vivaldi della Stravaganza, mentre il concerto si svolge nella sala interna per le bizze del tempo. I Solisti Veneti riescono a sottolineare gli aspetti più interessanti di quest’opera in cui ciascun concerto rappresenta bene diversi scenari che accostati tra loro fanno emergere un dipinto dall’incredibile modernità pur rispondendo pienamente al gusto Barocco. La lettura ed il taglio che l’orchestra diretta da Carella offre è entusiasmante sia per la grande compattezza sonora con cui vengono bilanciati gli interventi dei “tutti” sia per il taglio soggettivo che ciascuno dei solisti conferisce ad ogni concerto. Il Primo libro della Stravaganza si apre con il concerto in si bemolle maggiore con solista Chiara Parrini ed è immediatamente coinvolgente la brillantezza orchestrale che richiama alcuni passaggi dalle più celebri Stagioni. Se il primo movimento ha come caratteristica quella di invito al giubilo, il secondo movimento lascia ampio spazio a più delicate sfumature velate da una malinconia fatta di elementi diversi. Nel terzo tempo l’orchestra e la solista regalano un nuovo quadro in cui, abbandonati i leggeri mormorii del tempo lento, prevale la caratteristica più vivace e spigliata di Vivaldi, sottolineata dallo sprint della solista. Il Concerto in mi minore con solista Enzo Ligresti cattura per la struttura tipicamente articolata di Vivaldi (che Bach non esita a fare propria) in cui non c’è esitazione da parte dell’orchestra e si è subito nel vivo della narrazione. Il solista riesce a cantare con intensità nei momenti in cui la tessitura è più scoperta amalgamandosi con l’orchestra in un bilanciato procedere di colori. E’ un Vivaldi che travolge per la generosità dei fraseggi ed in cui non c’è mai smarrimento nel complesso procedere degli incastri, i colori vengono dosati con naturalezza ed enfasi e nel Largo si ha quasi l’impressione di un lento procedere che annuncia qualcosa di solenne. La cantabilità del solista non è mai cedevole ed assume carattere ipnotico avvalorato dal meditabondo ricamo del clavicembalo di Loreggian e del violoncello di Viero. L’Allegro finale è scoppiettante tra ritmo marziale ed enfasi con cui vengono presentati elementi nuovi ricchi di contrasti ben articolati dalle dita del solista. Il Concerto in sol maggiore con Luca Falasca solista è brillante e lascia agli interpreti la possibilità di esprimere il lato giocoso ed ironico di Vivaldi. I colori del solista e dell’orchestra creano la giusta sospensione che riesce a destare la meraviglia in quei momenti di cambio improvviso di scenari. Il Largo permette a Falasca di poter dare piena voce al Vivaldi più lirico mentre l’orchestra crea un cullante tappeto sonoro che trascina verso un vivace tempo finale fatto di sfumature dosate con abilità sia dal solista che dall’orchestra. Il Concerto in la minore con Marco Bronzi solista presenta un Vivaldi che con originalità unisce l’animo più cantabile ad una vivacità espressa con eleganza. Bronzi dialoga con grande spontaneità con l’orchestra diretta da Carella riuscendo a creare una sintonia ottima in pagine vivaldiane rese con padronanza tecnica e spirito artistico, in particolare le difficoltà di scrittura hanno permesso al solista di sfoderare un eccellente sincronismo tra mano destra e sinistra. Il Grave lascia spazio alla più accurata ricercatezza sonora in cui la fusione tra orchestra e solo sembra animata da un unico respiro. Spigliato il finale in cui il solista unisce musicalità prorompente a scelte azzeccate immediatamente seguite dall’orchestra con sintesi perfetta. Il Concerto in la maggiore con Antonella Defrenza solista è animato da equilibrio sonoro ed è simbolo di armonia tra la pienezza dei colori orchestrali e la scioltezza della solista. Con vivacità il discorso musicale riesce ad essere interessante ed accattivante nel contrasto tra i momenti più solari e quelli in cui la solista procede con spigliata vivacità. Nel Largo si prospetta la calma quiete di una descrizione dei paesaggi che catturavano l’animo di Vivaldi ed il trio con violoncello e clavicembalo culla con dolcezza. L’Allegro conclusivo è un momento in cui il dialogo tra solista ed orchestra si anima con parentesi che lasciano la possibilità di esprimersi con disinvoltura. Il conclusivo Concerto in sol minore con Lucio Degani solista ha delle caratteristiche particolari che uniscono una cantabilità accorata ad un procedere ricco di interessanti sfumature di dialogo abilmente sottolineate dal solista e dall’orchestra il un climax convincente. Se il primo movimento unisce elementi virtuosistici ben calibrati da Degani, ad un certo margine di libertà nell’articolare i dialoghi, l’impressione d’insieme rende il tempo iniziale un ottimo riferimento. Il passaggio al Largo permette di intravedere la tensione musicale in cui la libertà interpretativa gioca la parte del leone accompagnata da una compatta orchestra perfettamente in linea con le sfumature più contrastanti. Finale ricco di energia e messo in evidenza dai colori che animano in modo sempre diverso i cromatismi sia da parte del solista che dell’orchestra. Piace questa tavolozza variegata che diventa espressione di notevole abilità artistica da parte di tutti gli interpreti. Bis dedicato ancora a Vivaldi con una travolgente Estate dalle Stagioni.
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